Da Bologna al dramma del sisma

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Quattro esperti sono ad Amatrice, altri in arrivo: «Tanti casi di panico ed ansia. Abbiamo assistito a scene strazianti, i sopravvissuti sono esausti»

Da Bologna al dramma del sisma
Gli psicologi che curano il dolore

Quattro esperti sono ad Amatrice, altri in arrivo: «Tanti casi di panico ed ansia. Abbiamo assistito a scene strazianti, i sopravvissuti sono esausti»

BOLOGNA — Trovare le parole per spiegare che nonostante tutto c’è ancora un futuro. Un cammino da affrontare senza chi, o cosa, aveva rappresentato fino a quel momento il presente e il domani. Una casa, un lavoro e ancora più drammaticamente un parente o un amico che non c’è più. Tutto inghiottito dal terremoto che ha portato nelle zone del Centro Italia colpite dal sisma non solo le tende della Protezione civile e i volontari dell’Emilia-Romagna, ma anche degli psicologi esperti per dare il supporto in queste particolari situazioni d’emergenza.Fin dalle prime ore dei soccorsi quattro specialisti sono partiti da Bologna per dare da subito il proprio aiuto ad Amatrice, la cittadina simbolo della tragedia: si chiamano Gianluca Geri, Claudia Filipetta, Sabina Leggio e Jessica Scalini. Fanno parte del gruppo regionale dei «Psicologi per i popoli» che collabora da tempo con la Protezione civile. «Diversamente da quanto successo in altre occasioni siamo stati attivati direttamente dalla federazione di Roma — spiega Raffaela Paladini, presidente dell’associazione di psicologi —. Immediatamente siamo riusciti a mettere a disposizione quattro ragazzi, che sono partiti quando sono arrivate le prime notizie ». In questi giorni il gruppo bolognese, insieme ad altri colleghi, ha affiancato i familiari delle vittime, anche nelle delicatissime fasi del riconoscimento dei cadaveri e faranno lo stesso per i funerali. «Abbiamo assistito a scene strazianti, i parenti erano esausti sia dalla lunga attesa che dalla profonda sofferenza, ma hanno aspettato il proprio turno in modo composto », raccontano i quattro psicologi in un momento di pausa dal lavoro, svolto perlopiù lontano dai cellulari. «Durante le giornate ci siamo divisi i compiti — spiegano —. Mentre due prestavano soccorso ai familiari nell’obitorio, altri due si occupavano di supportare il lavoro nel punto medico avanzato. Ci sono stati casi di panico, scompensi e ansia. Spesso ci siamo però spostati tutti nell’obitorio, l’ordine era di concludere entro sera il riconoscimento delle salme».

Adesso l’attenzione si è spostata verso i bambini e i giovanissimi stravolti dalle scosse: «Abbiamo fatto un censimento sulla presenza di bambini e adolescenti all’interno del campo e valutare quali attività progettare per loro ». In regione sono 36 gli psicologi specializzati per operare in questo tipo di situazioni: prima di poterlo fare devo superare dei corsi e la selezione da parte di chi ha una lunga esperienza. «Se un collega sta attraversando un periodo difficile per motivi personali non viene dato il via libera alla sua partenza — sottolinea Paladini —. Si tratta di momenti molto difficili, nei quali bisogna essere sereni e il più possibile utili a chi soffre. Questi giorni per gli psicologi sono stati faticosi, delicati e fortemente coinvolgenti». Da domenica Paladini ha raggiunto Amatrice per dare il cambio ai colleghi (in genere i turni non superano le 72 ore, per dare una giusta turnazione a chi opera sul campo). L’associazione è nata alla fine degli anni ‘90, durante la guerra in Kosovo e ha operato nelle più grandi emergenze dovute alle calamità ma anche nei post traumi dei più recenti attentati terroristici, come Nizza. Nei prossimi giorni gli specialisti bolognesi e quelli in arrivo dalle altre province della regione potrebbero spostarsi anche negli altri comuni più colpiti, da Arquata ad Accumoli. «Come si capisce, dare questo sostegno è un compito difficile, bisogna tutelare le persone più fragili — conclude la presidente di Psicologi per i popoli —. Nell’accompagnare a riconoscere un cadavere la nostra presenza è costante. È molto importante il dopo. Non lasciamo mai solo chi soffre». Mauro Giordano (Corriere di Bologna)

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